La Mostra 2018-05-08T20:08:44+00:00
La mostra – composta da oltre cinquanta capolavori provenienti da importanti musei italiani e internazionali come, ad esempio, la Pinacoteca di Brera di Milano, la Galleria Borghese di Roma e il Museo del Prado di Madrid fra gli altri – ruota attorno alla figura del grande pittore veneto Tiziano e alle sue due fondamentali imprese bresciane: il Polittico realizzato per il vescovo Altobello Averoldi tra il 1520 e il 1522 nella collegiata dei Santi Nazaro e Celso, e le tre tele con le Allegorie di Brescia, realizzate molti anni dopo, negli anni sessanta del Cinquecento, per il Salone della Loggia, andate poi distrutte durante l’incendio del 1575.
L’obiettivo è infatti quello di ripercorrere l’eco suscitata dalla sua opera presso i maggiori pittori bresciani del tempo, da Girolamo Romanino al Moretto e a Giovan Girolamo Savoldo e infine per riscoprire le vicende relative alla decorazione e ai progetti di ampliamento del Palazzo della Loggia che videro coinvolto anche Andrea Palladio.
Oltre che sul piano strettamente stilistico, la famigliarità degli artisti bresciani con Tiziano e con l’ambiente veneziano trova un’importante conferma nella condivisione di simili tipologie di rappresentazione, in particolare per quanto riguarda i dipinti per la devozione privata.
Divisa in 6 sezioni, la mostra consente quindi di ripercorrere l’influenza di Tiziano sugli sviluppi della pittura bresciana e di scoprire, attraverso una sequenza di confronti ravvicinati, in che misura le sue ricerche coloristiche vennero interpretate dai maggiori protagonisti dell’arte locale.

Le 6 sezioni della Mostra

La mostra sarà introdotta da una sezione dedicata a definire il contesto storico-culturale entro cui avvenne l’attività bresciana di Tiziano e a rievocare le relazioni tra Venezia e Brescia stabilitesi a partire dal momento in cui, nel 1426, quest’ultima passò sotto il controllo politico della Serenissima.

PRIMA SEZIONE
La formazione di Romanino e Moretto e l’esempio di Tiziano

Tanto la formazione di Girolamo Romanino, collocabile a partire dalla fine del primo decennio del Cinquecento, quanto quella di Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, di poco successiva, si giocano in un dialogo costante con gli esemplari di Tiziano, conseguenza anche della giovanile frequentazione del contesto lagunare da parte dei due artisti. Nella sezione alcuni importanti dipinti della giovinezza di Tiziano, provenienti dal Museo del Prado e dell’Accademia Carrara, saranno pertanto confrontati con le opere di Romanino e Moretto.

SECONDA SEZIONE
Il Polittico Averoldi e il suo lascito

La sezione incentrata sul polittico Averoldi fornirà l’occasione per valorizzare il capolavoro tizianesco, visibile nella collegiata dei Santi Nazaro e Celso, e per ripercorrere l’eco suscitata dall’opera presso i maggiori pittori bresciani del tempo, da Romanino al Moretto, a Savoldo, che non poterono fare a meno di confrontarsi con quel modello.

Delle due grandi imprese realizzate da Tiziano per Brescia, il polittico realizzato su committenza del vescovo Altobello Averoldi tra il 1520 e il 1522 è, com’è noto, l’unica superstite. Nel contesto di una mostra che ha l’intenzione di celebrare l’attività per la città lombarda del grande maestro cadorino, il dialogo con quella memorabile testimonianza conservata in una delle più importanti chiese di Brescia fornisce una sollecitazione importante per instaurare una relazione tra la mostra ed il territorio.

A rendere la visione ravvicinata del polittico tizianesco nelle sale di Santa Giulia contribuirà invece una raffinata proiezione video che consentirà di esplorare nei minimi dettagli le cinque tavole del polittico.

TERZA SEZIONE
Circolazione di modelli tra Brescia e Venezia: opere per la devozione e ritratti

Oltre che sul piano strettamente stilistico, la famigliarità degli artisti bresciani con Tiziano e con l’ambiente veneziano trova un’importante conferma nella condivisione di simili tipologie di rappresentazione, in particolare per quanto riguarda i dipinti per il collezionismo privato. Il tema sarà declinato su diversi fronti: la sacra conversazione a mezze figure, le rappresentazioni dei devoti in preghiera, il ritratto. In quest’ultimo campo la mostra proporrà confronti di grande effetto tra alcuni splendidi esemplari di Tiziano conservato a Firenze e a Vienna e le opere coeve dei pittori bresciani.

QUARTA SEZIONE
La vocazione realistica dei pittori bresciani

La mostra intende mettere in evidenza l’influenza esercitata da Tiziano sugli artisti bresciani, ma al contempo vuole anche esaltare l’autonomia e la grandezza della scuola pittorica della città lombarda, che si distinse per una spiccata vocazione naturalistica. Una sezione della rassegna è dedicata proprio a celebrare questo aspetto della pittura bresciana del Cinquecento, attraverso alcune opere che documentano la specializzazione nella rappresentazioni dei fenomeni luministici e la spiccata attenzione al ‘vero’ di Moretto e di Savoldo, le cui esperienze costituiscono un precedente fondamentale dell’arte di Caravaggio.

QUINTA SEZIONE
Tiziano e la decorazione del Salone della Loggia

La sezione dedicata alle grandi tele della Loggia ripercorrerà la vicenda di questa importante commissione pubblica, della quale rimangono tracce visive in un’incisione di Cornelis Cort tratta da una delle opere perdute di Tiziano, la Fucina di Vulcano (Allegoria di Brescia armiera), e in un disegno attribuito ad Anton van Dyck, che riproduce fedelmente uno studio preparatorio del maestro cadorino per una seconda tela del ciclo raffigurante l’Apoteosi di Brescia tra Marte e Minerva. La rievocazione di questa impresa sarà occasione per rievocare altri momenti della decorazione del palazzo del Loggia e i progetti di ampliamento dell’edificio, che videro coinvolto anche Andrea Palladio.

SESTA SEZIONE
Dopo Tiziano. Committenze bresciane per Veronese, i Bassano e i maestro della Maniera veneta

Un ulteriore capitolo della rassegna sarà infine dedicato alle opere eseguite per il contesto bresciano, dopo l’uscita di scena di Tiziano, da alcuni dei più importanti esponenti del Manierismo veneziano, da Paolo Veronese a Francesco Bassano.

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