Noli me tangere il quadro di Tiziano Vecellio - Tiziano in mostra
Noli me Tangere

Noli me tangere il quadro di Tiziano Vecellio

Noli me tangere. “Che nessuno mi tocchi”. È questo il titolo del dipinto, oggi conservato presso la National Gallery di Londra, realizzato da Tiziano intorno al 1514. Un olio su tela che, verso il 1648, venne visto da Carlo Ridolfi, biografo di pittori veneti vissuto a cavallo tra XVI e XVII secolo, nella collezione Muselli di Verona e che, nel 1727, entrò a far parte dei dipinti della collezione di Luigi I Duca d’Orléans. Dopo alcuni documentati passaggi di mano, giunse nel museo londinese nel 1856 con il lascito di Samuel Rogers e rappresentò una delle prime opere di Tiziano presenti nel nascente museo.

La fedele trascrizione dalle fonti letterarie

Come di consueto nella sua lunga parabola artistica, Tiziano aderisce in modo puntuale alla fonte da cui trae ispirazione, tant’è che, come vedremo più avanti, essa giunge a influenzare notevolmente la composizione.

Nel Noli me tangere, il pittore cadorino si rifà al vangelo di Giovanni (20, 14-18) che dice: “[la Maddalena] Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era lui. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Ella, allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì”, che significa “Maestro”. Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.

Noli me tangere della National Gallery di Londra: verso un nuovo dinamismo

Tiziano Noli me TangereSu un paesaggio asolano immerso nella tiepida calura di un tramonto veneto, si stagliano le figure di Cristo, raffigurato con le fattezze e l’attributo di un giardiniere, e della Maddalena che, riversa per terra dopo aver riconosciuto il suo Salvatore, tende una mano verso un lembo del manto bianchissimo di Gesù. La posa di questa ricordano molto da vicino lo scorcio della donna affrescata da Tiziano nel Miracolo del marito geloso, una scena del ciclo dei Miracoli di Sant’Antonio da Padova nella scuola del Santo (1511).

Sulla quinta del Noli me tangere, invece, il nugolo di casamenti arroccato è praticamente interscambiabile con quello della Venere di Dresda dipinto da Giorgione nel 1510. Sulla base di tale somiglianza, la critica ha stabilito che il pittore nativo di Cadore dovette mettere le mani, ritoccandolo, il dipinto della Venere dormiente.

Nel corso del secondo decennio del Cinquecento, la calma e la serena imperturbabilità della pittura di Tiziano virano verso gesti e composizioni più dinamiche e di una maggiore robustezza formale (si vedano, nell’opera in questione, i rapporti proporzionali delle membra di Cristo). S’innestano, inoltre, episodi di straordinaria quiete meditativa. Questo percorso sembra prendere le mosse proprio dal dipinto londinese. L’analisi ai raggi X, infatti, ha dimostrato che la prima stesura della composizione presentava variazioni sensibili rispetto al prodotto finale, con Cristo che, di spalle alla Maddalena, sembrava voler uscire, con violenza, dall’inquadratura del dipinto. In nome di una più spiccata partecipazione emotiva che tenesse anche conto del testo scritto cui l’opera rimanda, Tiziano propende verso un rapporto comunicativo tra i due soggetti e lo fa ponendo in controparte la figura del San Giovanni Battista dipinta da Sebastiano del Piombo nella Pala di San Giovanni Crisostomo (1510-1511).

Siamo quindi in presenza di una struttura compositiva concentrata e trattenuta, accompagnata da una larghezza di forme colorate arginate dalla luce. Una conquista, quest’ultima, che già si evidenzia negli affreschi del Fondaco dei tedeschi a Venezia e i già citati lavori di Padova.

Inoltre, a testimoniare l’avvio di un percorso nuovo, basterà osservare da vicino le pieghe minutamente strizzate della veste della Maddalena, la trasparenza spumante dei veli bianchi, la magnificenza dei colori e il fraseggio che s’instaura tra i colori terrosi e l’azzurro che digrada in lontananza. Tali qualità non trovano alcun corrispettivo nelle opere precedenti ma dialogano, semmai, con la Sacra famiglia con un pastore (sempre nella National Gallery di Londra) e con il Tobiolo e l’Angelo dipinto per la famiglia Bembo.

1510-1516. La tecnica pittorica di Tiziano nella fase post-giorgionesca

Il Noli me tangere rientra tra le opere dipinte dal pittore cadorino subito dopo aver conquistato una propria autonomia ed essersi sganciato dal magistero di Giorgione. In questa fase, il pittore usa grandi quantità di colore steso in numerose e talvolta spesse pennellate fino a costruire il tono cromatico desiderato.

Una costante delle opere giovanili sino alla prima maturità è quella di intensificare il colore mediante l’uso di smalti: le pennellate trasparenti, infatti, sono rese più vibranti e sature di colore con l’aggiunta di verde, blu e rosso. Tali addizioni, stese su strati di colore chiaro, aumentano la ricchezza del tono senza perdere in brillanza, conferendo profondità alle aree in cui sono stese.

L’analisi ai raggi X ha dimostrato che non esiste un disegno alla base dell’opera e tanto meno un piano di esecuzione, tant’è che, come abbiamo già avuto modo di vedere, la prima stesura fu cambiata in corso d’opera per far sì che il dipinto fosse una trascrizione puntuale della fonte scritta. La stessa analisi rivela che Tiziano costruiva la figurazione per sovrapposizione degli elementi figurativi creati non solo in obbedienza alle regole prospettiche ma anche in base al gusto cromatico del pittore. Dunque, procedendo dall’azzurro del cielo campito dalle nuvole, il pittore procede per addizioni stratigrafiche di colore sino a giungere al piano d’osservazione più vicino all’osservatore.


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