Tiziano e le Allegorie di Brescia: il capolavoro perduto

Le  tre tele delle Allegorie di Brescia realizzate da Tiziano per il Salone della Loggia di Brescia sono uno degli elementi principali della mostra Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia che si sta svolgendo presso il Museo di Santa Giulia fino al 1 luglio. In occasione di questa imperdibile esposizione, ripercorriamo la loro travagliata storia: tra incendi, commissioni contestate, e misteriose stampe.

Ciò che rimane

Delle Allegorie di Brescia, eseguite dal maestro cadorino tra il 1564 e 1568, restano infatti solamente un disegno del Seicento attribuito a Peter Paul Rubens o ad Anton van Dyck, derivante forse da un modello perduto di Tiziano, e una stampa: questi capolavori infatti sono andati distrutti dal devastante incendio divampato nella sala della Loggia nel 1575. Un evento tragico per l’arte del tempo: informato del disastro, Andrea Palladio non riuscì a trattenere “l’infinito dispiacere che così bella opera di fabrica [fosse] rovinata perché in tutta Europa non era altra più bella”.

In particolare, il disegno di Rubens rappresenta la prima della tele, cioè L’Apoteosi di Brescia, mentre la stampa raffigura il terzo dipinto, ovvero la Fucina di Vulcano. La storia di questa stampa è quanto mai interessante perché fu sì prodotta e pubblicata da Tiziano, ma non fu da lui realizzata: inizialmente, si ipotizzava che l’autore fosse Cornelis Cort, collaboratore del maestro cadorino tra 1565 e 1571, perché da lui autografata, ma lo stile di Cort differisce da quello della stampa, che oltretutto è datata a un anno successivo rispetto al suo ultimo soggiorno presso Tiziano. . Un’altra ipotesi attribuiva il lavoro al tedesco Melchior Meier, vicino a Cort, grazie al monogramma MF presente, dove la “F” starebbe per “fecit” e la “M” per l’iniziale del nome dell’incisore, ma anche questa tesi venne accantonata.

La conclusione è che la stampa potrebbe esser stata prodotta più tardi, senza coinvolgere Tiziano, basandosi su vari materiali raccolti nella sua bottega. È importante considerare che, generalmente, Tiziano non firmava le sue stampe e che la Fucina riproduceva un maestoso lavoro pubblico che non esigeva alcuna specificazione per essere riconosciuto.

La fucina di Vulcano (Allegoria di Brescia armiera), copia di una delle tele distrutte di Tiziano Vecellio, 1572 Brescia, Musei Civici

Quando la cronaca diventa storia

Destinare le tre tele di Tiziano alla sala delle Assemblee della Loggia era un modo per sottolineare il legame tra il potere civico e la missione di rinnovamento promossa da Brescia a metà Cinquecento nelle arti figurative, architettoniche e urbanistiche: ne sono esempio il progetto di Andrea Palladio per la Loggia (1550), la decorazione della sala del Collegio dei Giudici eseguita dai fratelli Campi, la proposta di innalzamento della Loggia a cui partecipò Jacopo Sansovino (1554).

In questo clima di rinnovamento, per Tiziano fu agevole creare una rete di relazioni che gli garantì varie committenze, come appunto la decorazione della Loggia. L’impresa si concluse nel 1568, in ritardo rispetto alle tempistiche previste, rallentamento che causò delle tensioni mediate dall’artista bresciano Cristoforo Rosa, amico nonché parente acquisito del Vecellio. Non fu però possibile appianare gli attriti che si generarono quando la committenza, nel gennaio 1569, sospettò che le tele non fossero pienamente autografe di Tiziano, il quale era solito affidare parte del lavoro ai suoi allievi; la possibilità di chiarire la situazione venne definitivamente impedita dall’incendio del 1575, epilogo tragico del secondo soggiorno bresciano del maestro.

Ma l’occasione di recuperare il tempo perduto c’è: la mostra in corso al Museo Santa Giulia vuole proprio non solo valorizzare i grandi artisti della pittura rinascimentale e manierista che operarono a Brescia, ma anche sottolineare an le influenze, le connessioni, talvolta le incomprensioni e il “dietro le quinte” dei diversi capolavori. Anche di quelli perduti, protagonisti di quello scenario complesso e affascinante che trasforma singoli episodi in storia dell’arte.

2018-06-07T19:18:33+00:00
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