Alla scoperta di Tiziano in 6 approfondimenti

Raccontare la grande arte di Tiziano e la sua influenza sui pittori del tempo, indagando i destini incrociati di Brescia e Venezia nel Cinquecento: è questo l’obiettivo della grande mostra Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia, visitabile dal 21 marzo al 1 luglio 2018 al Museo Santa Giulia. Un obiettivo che diventa un affascinante percorso, articolato in sei sezioni tutte da scoprire.

Romanino, Moretto e l’esempio di Tiziano

Dopo un’introduzione dedicata al contesto storico culturale e alle relazioni tra la Serenissima e Brescia, la prima sezione ci accompagna in un confronto tra alcuni importanti dipinti della giovinezza di Tiziano, provenienti dal Museo del Prado e dell’Accademia Carrara, e le opere di Girolamo Romanino e Alessandro Bonvicino detto Il Moretto. Due artisti la cui formazione si gioca in un dialogo costante con gli esemplari di Tiziano.

Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, c.1535 Sacra famiglia con San Giovannino
Milano, Museo Poldi Pezzoli

Il Polittico Averoldi e il suo lascito

La seconda sezione della mostra ha invece come protagonista il capolavoro tizianesco visibile nella collegiata dei Santi Nazaro e Celso, e la sua influenza sui maggiori pittori bresciani del tempo, che non poterono fare a meno di confrontarsi con questo straordinario modello, realizzato su committenza del vescovo Altobello Averoldi tra il 1520 e il 1522.

Nelle sale del Santa Giulia le cinque tavole del Polittico verranno  esplorate nei minimi dettagli grazie a una raffinata proiezione video.

Tra Brescia e Venezia

Tiziano è per gli artisti bresciani fonte di ispirazione non solo dal punto di vista stilistico, ma anche nella condivisione di simili tipologie di rappresentazione, in particolare per quanto riguarda i dipinti per il collezionismo privato. Questa sezione sviluppa il tema su diversi fronti: la sacra conversazione a mezze figure, le rappresentazioni dei devoti in preghiera, il ritratto, rappresentato da alcuni splendidi esemplari di Tiziano conservati a Firenze e a Vienna e dalle opere coeve dei pittori bresciani.

Tiziano Vecellio, c.1515-1520 Ritratto di Gian Giacomo Bartolotti da Parma
Vienna, Kunsthistorisches Museum

I pittori bresciani e il “vero”

La quarta sezione della mostra sottolinea la grandezza e l’autonomia della scuola pittorica bresciana, e la sua distintiva e spiccata vocazione naturalistica. Al Museo Santa Giulia approderanno opere  che documentano la specializzazione nella rappresentazioni dei fenomeni luministici e la spiccata attenzione al ‘vero’ di Moretto e di Savoldo, le cui esperienze costituiscono un precedente fondamentale dell’arte di Caravaggio.

Tiziano e la decorazione del Salone della Loggia

Una preziosa commissione pubblica andata perduta, della quale rimangono tracce visive in un’incisione di Cornelis Cort tratta da una delle opere perdute di Tiziano, la Fucina di Vulcano (Allegoria di Brescia armiera), e in un disegno attribuito ad Anton van Dyck, che riproduce fedelmente uno studio preparatorio del maestro cadorino
per una seconda tela del ciclo raffigurante l’Apoteosi di Brescia tra Marte e Minerva.

La rievocazione di questa impresa nel contesto della mostra sarà occasione per rievocare altri momenti della decorazione del palazzo del Loggia e i progetti di ampliamento dell’edificio, che videro coinvolto anche Andrea Palladio.

Dopo Tiziano

A conclusione del percorso espositivo, le meravigliose opere eseguite per il contesto bresciano, dopo l’uscita di scena di Tiziano, da alcuni dei più importanti esponenti del Manierismo veneziano: da Paolo Veronese a Francesco Bassano.

 Una mostra da non perdere

Sei sezioni, un appuntamento irrinunciabile: quello con Tiziano e la pittura del cinquecento tra Venezia e Brescia, dal 21 marzo al 1 luglio in mostra al Museo Santa Giulia di Brescia.

2018-04-11T13:47:00+00:00
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